Tutto il mondo dell'antiquariato online.

Vendita mobili antichi e articoli da collezione - Argento - Arredamento - Arte sacra - Attrezzi - Utensili - Ceramica - Cornici - Cristallo - Fotografia - Incisioni - Lampade - Libri  - Modernariato - Quadri - Stampe - Tappeti

Case d'asta - Eventi - Gallerie d'arte - Mercatini - Musei


 



 

Abbigliamento & C.

Antichi mestieri

Argento

Arredamento

Arte sacra

Attrezzi & utensili

Biancheria

Caffettiere

Ceramica

Collezionismo

Cornici & specchi

Cristallo & vetro

Ferri da stiro

Fotografia

Giocattoli d'epoca

Lampade

Libri

Macinini

Modernariato

Oggettistica

Porcellana

Quadri

Rame oggetti vari

Stampe & incisioni

Tappeti

Varie

 


 

Articoli

Case d'Asta

Eventi antiquariato

Gallerie d'arte

Mercatini

Mostre

Musei

 


 

Contatti

Ordini

Pagamenti

Spedizioni

 


 

Links

Siti amici

Scambio banner

 


 

Vendita collezionismo

 

 

IL VIOLINO MAGICO

 

Una favola ispirata alla vita e alle opere di Marc Chagall

 

“Mio padre aveva occhi azzurri, ma le

sue mani erano piene di calli.

Egli lavorava, pregava e taceva.

Anch’io ero così taciturno come lui.

Che ne sarebbe stato di me?

Dovevo restare così per tutta la vita,

seduto davanti ad una parete oppure

trascinare anch’io barili? Osservai le

mie mani. Erano troppo delicate….

Dovevo cercare una professione particolare,

un’occupazione che non mi costringesse

a voltare le spalle al cielo e alle stelle e

che mi consentisse di trovare il senso

della mia vita. Sì, cercavo proprio questo.

Ma nella mia patria nessuno aveva mai

pronunciato prima di me le parole “arte, artista”.

“Che cos’è un artista?” mi chiesi”.

 

MARC CHAGALL

 

Da ragazzo ai primi tepori della primavera amavo sdraiarmi sul prato verdissimo di fronte alla stalla. Posavo la testa sulla giacca e sotto un cielo lilla cominciavo a fantasticare…sognare… il cavallo e il maiale della fattoria intanto brucavano tranquilli…

 

Il poeta sdraiato

 

Sono un uomo molto, molto vecchio, quasi centenario. Ho vissuto tanto e intensamente. La mia vita è stata bella, straordinariamente bella, come poche hanno la fortuna di essere.

Ma all’inizio, quando ero molto, molto giovane, niente avrebbe fatto supporre tanta gioia futura. Non c’era alcun indizio che facesse presagire per me una vita eccezionale, anzi, le cose non si presentavano per niente bene e sembrava non ci fosse da sperare nulla di buono per il mio avvenire.

Vivevo in un villaggio sperduto della vecchia Russia lontano dalle grandi città piene di vita e di luce. La mia poverissima famiglia era composta dai miei genitori e da noi figli: nove, tra ragazze e ragazzi. Io ero il primogenito e molto presto iniziai ad aiutare mio padre, già anziano, nel lavoro alla fattoria.

 

                                                            

“Quando osservavo mio padre al lume

della lampada, sognavo il cielo e le stelle,

molto distanti dalla nostra strada. Tutta la

poesia della vita si era concentrata per

me nella tristezza e nel silenzio di mio

padre. Qui era la fonte inesauribile dei

miei sogni: mio padre, paragonabile

all’immobile, discreta e silenziosa mucca

che dorme sul tetto della capanna”.

 

MARC CHAGALL

 

Il lavoro del mugik era duro e difficile, le occupazioni nei campi erano pesanti, tuttavia l’armoniosa semplicità della vita contadina non mancava di regalarci momenti di serenità.

Ho sempre amato molto gli animali ed ero felice quando potevo trascorrere un po’ di tempo con loro.

In particolare ricordo – ero poco più che un bambino - che la mia bestiola preferita era un puledrino, nato da poco nella fattoria. La sua mamma era la nostra unica preziosa e infaticabile giumenta che quasi ogni giorno portava il carretto su cui i miei genitori all’alba, sotto un cielo ancora nero, raggiungevano il mercato per vendere ciò che la terra ci dava.

 

 

(Il poeta sdraiato - The Poet Reclining  1915 - Tate Collection)

 

 

 

Il mercante di bestiame

 

Nel tempo libero accudivo il puledrino e quando crebbe un po’ e le sue zampe divennero più forti e sicure lo aiutai ad uscire dalla stalla per andare un po’ in giro per i campi a conoscere il mondo.         

Lo avevo chiamato Stella perché aveva sulla fronte una grande macchia chiara che spiccava sul suo morbido mantello che mi piaceva tanto accarezzare. Quella macchia sembrava una misteriosa sorgente di luce che lo illuminava tutto, dandogli l’aspetto e la lucentezza di una strana pietra preziosa ornata d’oro. Considerai questa sua particolarità di buon auspicio e me ne rallegrai: erano così poche le cose belle che ci circondavano! Divenne così il mio portafortuna.

 

La vita campestre

 

Gli anni passavano in fretta e le stagioni seguivano alle stagioni con il consueto spossante lavoro che le accompagnava. Poi, per le lunghe sere d’inverno, trovai un nuovo imprevisto passatempo che aveva il pregio di divertire tutta la famiglia.

Ora vi racconto cosa avvenne.

Dovete sapere che una volta i villaggi come il mio erano meta – o semplice luogo di passaggio - di girovaghi che non avendo un lavoro fisso andavano qua e là dove l’intuito e il caso li portava, per svolgere la modesta attività itinerante  che dava loro da vivere. La gente offriva loro quel che poteva.

Un giorno capitò al villaggio un omino bizzarro ed eccentrico vestito in modo assai curioso, che attirò subito l’attenzione di tutti, soprattutto di noi ragazzi.

Qualcuno cominciò purtroppo anche a  deriderlo per lo strano abbigliamento che sfoggiava con disinvoltura. Tutti convenivano che il suo modo di vestire non aveva nulla di abituale, soprattutto dalle nostre parti! Era, non lo nascondo, sorprendente per noi vedere qualcuno indossare pantaloni a grossi scacchi grigi e marroni e un lungo e pesante soprabito di colore viola!

Ma ciò che principalmente suscitava la curiosità di noi ragazzi era il suo viso che, incorniciato da una folta e nera barba, aveva un inquietante colorito verdastro decisamente poco piacevole e rassicurante da vedere, indice forse di cattiva salute o di chissà quale altro accidente.

 

Il violinista verde

 

Accadde perciò che alcuni ragazzi particolarmente irriverenti sorprendendolo sulla piazza principale del villaggio cominciarono ad infastidirlo. Lui non reagiva ai loro beffeggi e alle loro smorfie di scherno. Però, quando uno di essi tentò di strappargli di mano il violino che portava con sé e che in quel momento stava suonando meravigliosamente, si risentì talmente tanto da diventare ancora più verde. Tutti i monelli allora, alla vista di quella carnagione biliosa che diventava sempre più terrificante – somigliando minacciosamente a quella di un pericoloso drago - fuggirono spaventati.

Sembrava proprio che da un momento all’altro quel terribile musico dovesse fare fuoco e fiamme dalla bocca, tanto la sua ira era furiosa.

Io che avevo assistito a tutta la scena - che era stata davvero penosa  perché in fondo quell’uomo mi era parso del tutto innocuo, anzi, un uomo buono - decisi di invitarlo alla fattoria.

Lui, pensai, avrebbe rallegrato un po’ con la sua musica i miei stanchi genitori e i miei fratelli e in cambio noi gli avremmo offerto la kasa – la nostra polenta di semolino  - e un riparo per la notte.                                                                                                                                         

                                                        

“Com’è noto, un uomo buono può

essere un cattivo artista. Ma uno che non

è un grande uomo e pertanto neanche un

“uomo buono” non può diventare mai un

vero artista”.

 

MARC CHAGALL

 

Mi seguì silenzioso durante tutto il cammino che facemmo dal villaggio alla fattoria. Io, che procedevo avanti per indicare la strada, lo vedevo con la coda dell’occhio che arrancava faticosamente, ma con calma e fiducia.

 

Io e il villaggio

 

Fu una bella serata. Il misterioso girovago suonava il violino in una maniera fantastica, o forse a noi poveri contadini ignoranti sembrava così. Certo eravamo un pubblico rozzo, che facilmente si accontentava; però io ebbi la precisa sensazione che veramente il nostro ospite fosse un grande violinista.

I miei genitori e i miei fratelli erano come me incantati da tutta l’armonia che il suo magico strumento faceva aleggiare vaporosa nell’aria.

Il girovago rimase anche il giorno dopo e poi ancora un giorno e un altro ancora, durante i quali volle assolutamente  insegnarmi qualche passaggio musicale tra i più facili. Ero certo che questa fosse un’idea bizzarra, come il personaggio che l’aveva pensata, ma non volevo offenderlo deludendo il suo entusiasmo e per farlo contento accettai.

Perché avesse scelto proprio me e nessun altro tra i miei fratelli e sorelle non so dirvelo.

La mia sorpresa fu grande quando, dopo i primi accenni insicuri, seguendo le sue istruzioni rapidamente fui in grado di suonare un breve brano. Che bello! E che gioia mi dava! Una gioia mai provata! Avevo l’impressione di librarmi in volo mentre suonavo: lieve, lieve, lieve come  un uccello.

Suonavo senza alcuno sforzo o difficoltà: le note uscivano piccole piccole e leggere, una dopo l’altra, dalle corde ben tese  del violino; sembrava non avessi mai fatto altro in vita mia!

Il girovago era anche lui felice, e questo si manifestava vistosamente con un evidentissimo sbiadirsi di quel suo colore innaturale.

Ora il suo viso appariva quasi normale, bello addirittura.

La sera del terzo giorno ci annunciò che la mattina seguente sarebbe ripartito per i suoi consueti itinerari. Non poteva proprio rimanere di più, ci disse, doveva recarsi in un villaggio vicino per suonare polke e valzer a un matrimonio. Ci ringraziava: si era trovato bene con noi, non ci avrebbe di certo dimenticato. Verso di me soprattutto si comportò molto affettuosamente lodando il mio inaspettato talento musicale. “Ammirevole! Ammirevole!” continuava a ripetere.

Mi dispiaceva molto che ci lasciasse e pensai con rammarico che non avrei più potuto suonare quel suo magnifico violino che tra le mie mani totalmente ignare di musica  era stato capace di emettere un suono dolcissimo e armonioso, come non avevo mai sentito. Sembrava il manifestarsi di un miracolo o l’avverarsi inatteso di un sogno, uno dei tanti che ero solito fare disteso sul prato di casa. Si trattava forse veramente di qualcosa di magico? Chissà!

Sarei dunque tornato ai pesanti lavori di sempre e quei tre giorni sarebbero stati solo una gioiosa, seppure breve, parentesi nella mia vita. Non sospettavo minimamente cosa sarebbe accaduto la mattina dopo.

All’alba mi alzai pensando di andare in cucina per preparare qualcosa per il nostro violinista. Un po’ di pane e burro lo avrebbe senz’altro confortato  lungo la strada che doveva affrontare, che supponevo lunga e faticosa.

Ma quando andai nella stalla dove il girovago aveva passato la notte per portargli la bisaccia che conteneva il cibo, ebbi l’amara sorpresa di non trovarlo più.

Lo chiamai, lo cercai dappertutto. Ma niente da fare, era proprio sparito, volatilizzato.

Forse, pensai, non aveva voluto rivederci perché anche lui era profondamente dispiaciuto di dover andare via: ci eravamo accorti della sua malinconia la sera prima, mentre mangiavamo tutti riuniti intorno al grande focolare della casa…

Mi sedetti sconsolato sulla paglia, ma…ma… cos’era? Qualcosa di rigido emergeva da sotto la coltre. Sollevai la paglia e …meraviglia!…Era il violino del nostro ospite che affiorava!

Incredibile! Il povero girovago non poteva aver dimenticato il suo amato strumento, tanto più che esso rappresentava la sua unica fonte di sopravvivenza. Senza di lui come avrebbe fatto?! Di che sarebbe vissuto?! E il matrimonio al quale avrebbe dovuto suonare di lì a poco?

Uno strano rotolino di carta di giornale era infilato sotto il ponticello. Sul risicato margine bianco libero dalla stampa una calligrafia puntuta aveva tracciato con il carbone poche parole: “ per Marc buona fortuna”.

Allora il musico aveva lasciato qui il violino di proposito, ma perché?! Cosa avrei potuto farne io?!

La sera stessa dopo il lavoro e dopo cena ripresi in mano il prezioso strumento sotto gli sguardi stupefatti e un po’ increduli dei miei familiari.

Non avevo idea di cosa avrei potuto suonare. Ma, via via che con le dita incerte pizzicavo sulle corde e l’archetto correva veloce, quasi prodigiosamente, gli ormai ben noti suoni leggeri e melodiosi uscivano da quel violino portentoso.

Sbalordito e quasi frastornato da quel che mi stava accadendo continuavo a improvvisare melodie e canzoni che venivano fuori così, con estrema facilità, come se le avessi sempre suonate.

E così questi miei piccoli concerti serali divennero un’abitudine, un modo di trascorrere le serate buie e fredde dell’inverno russo, finché un giorno…

 

 

“Mi chiamo Marc, ho l’animo sensibile e

non ho denaro, ma di me si dice che

abbia talento”

 

 MARC CHAGALL

 

 

Il grande circo

 

…Finché un  bel giorno – qualche tempo dopo - arrivò al villaggio un circo, un grande circo, il più grande che avessimo mai visto.

Noi ragazzi approfittammo subito di questo straordinario avvenimento – ne accadevano così pochi dalle nostre parti! - per trascorrere qualche ora di spensieratezza. Nel giorno di festa mi avviai perciò verso il villaggio insieme ai miei fratelli più piccoli.

Sulla piazza che normalmente ospitava il mercato dove gli abitanti potevano trovare le più varie mercanzie - dai panieri di farina, ai girasoli, alle pere, ai ribes e alle stoviglie varie - era stato sistemato il tendone.

Era grandissimo  e  ci colpì molto perché spiccava contro il cielo grigio pesante di nuvole con la sua sagoma rossa arrotondata. Sembrava un’enorme mongolfiera ancorata a terra prima della partenza.

“Chissà cosa troveremo lì dentro?”, mi domandavano impazienti di entrare i miei fratellini e sorelline, assaporando già le meraviglie che ci aspettavano. Anch’io, nonostante non fossi più bambino, mi sentivo come loro, contento di scoprire un mondo incantato di invenzioni e di stranezze, di curiosità e magia, dove le uniche leggi in vigore erano quelle della fantasia e dell’immaginazione. Entrammo.

All’interno sotto la cupola che ci sembrava altissima le luci creavano sulla pista ancora deserta  suggestioni di ombre e colori mai visti. Strani e sconosciuti attrezzi pendevano dall’alto e altri erano posati a terra insieme a diversi strumenti musicali.

Insomma tutto era immerso in un’atmosfera misteriosa ed entusiasmante.

Ci sedemmo sulle panche sistemate in circolo attorno all’arena aspettando ansiosi l’inizio dello spettacolo. Molto presto le nostre aspettative si concretizzarono in un’allegra confusione: ecco infatti che da dietro una pesante tenda blu sollevata da uno strano individuo in abito viola apparvero tutti insieme gli artisti per presentarsi al pubblico. Entrarono in pista trasportati su un piccolo carro una decina di personaggi molto particolari vestiti con costumi sgargianti e strani e dal volto truccato vistosamente. Ridevano, saltavano e ballavano. Il gigante barbuto dalla forza inaudita che aveva tirato quello strano carretto prima spezzò le catene che gli erano servite per trascinarlo poi sollevò con le poderose spalle l’intero carico dei suoi amici e colleghi. Eravamo tutti letteralmente a bocca aperta. Alcuni pagliacci buffissimi scesero quindi di corsa giù dal carro e ci fecero smascellare di risate a crepapelle con i loro bislacchi e sgangherati esercizi: ce n’era addirittura uno molto piccolo che cavalcava con disinvoltura una specie di gallo cantando una curiosa filastrocca! Faceva così:

 

Un pittore e un poeta

- amici affettuosi -

decisero un giorno per diventare famosi

di unire le forze e inventare di botto

un mondo nuovo circolare come un otto.

Questo mondo assai strano

- che era fatto tutto a mano -

era un volo di fantasia

che facilmente poteva essere portato via.

Si metteva in una borsa

e si era pronti per una corsa

nel paese dell’immaginario

dove era possibile ogni scenario.

Per crearlo blu e rotondo il pittore s’alza in volo

dipingendo tutto in tondo con un pennello solo.

Ma il poeta per trovare le parole di una rima lesta

ecco che ha perso letteralmente la testa!

Queste incredibili acrobazie per creare

una favola da trasportare

somigliano molto ai salti e ai balli

che sulla pista di un circo possono fare certi galli.

Sono galli cavalcati da un pagliaccio

che non sa pattinare sopra il ghiaccio

che sogna invece una gita in barca sull’acqua blu…

e per finire questo verso trova un po’ la rima tu.

Tutte insieme queste rime non vogliono forse dire niente

servono solo per allenare la mente,

per descrivere l’opera di un artista

che rallegra la nostra vista.

Se però tu vuoi aggiungere il tuo pensiero

puoi sempre farlo  purché sia vero

sia solo tuo, originale e sincero

come i quadri di Chagall

che qui appresso puoi ammirar.

 

 

Il pittore: alla luna  -  Il gallo

 

Alcuni dei pagliacci sembravano giocolieri abilissimi e veloci, veri e propri campioni di destrezza. Agitavano nell’aria sfere, clave e cerchi sotto forma di pentole, coperchi e cucchiai di legno, ma all’improvviso uno di loro si mise ad agitare nell’aria torce infuocate tra lo sconcerto e la paura di noi spettatori; poi un domatore di… pulci mostrò le prodezze dei suoi addestrati animaletti; un prestigiatore dal tocco magico fece sparire e comparire dal fondo dei suoi cilindri mille cose: conigli, topolini, zucche e cipolle insieme a stoffe colorate… e… alla fine…

Ecco finalmente il numero più bello e più atteso dell’intero spettacolo: quello degli acrobati.

 

 

I tre acrobati

 

Erano tre fratelli: due ragazzi e una ragazza che con facilità e leggerezza volteggiavano nel vuoto sull’alto trapezio.

Questi giovani maestri dell’arte del volo si lanciavano nel nulla temerariamente in arditi passaggi mozzafiato incuranti del pericolo.

Afferrandosi per le mani o per i piedi rimanevano a testa in giù, animando il cielo del circo con i loro ghiribizzi aerei assolutamente eccezionali, sembravano proprio creature più adatte agli spazi infiniti ed evanescenti che al mondo terrestre che noi conoscevamo. Degli angeli insomma, che non riuscivano proprio a stare coi piedi per terra. Tutti noi li ammiravamo con la faccia verso l’alto e il collo storto.

La ragazza poi, era la più vivace e spericolata. Il suo corpo elastico tracciava nell’aria con delicata armonia di danza le figure più originali – e anche più pericolose! – e noi lì sotto trattenevamo il respiro per paura che cadesse. Ma lei leggera come una farfalla volava sicura, afferrata da un fratello e rilanciata all’altro senza timori ed esitazioni. Noi seguivamo le loro ombre che ingigantite sul tendone accrescevano magicamente l’attesa e la sorpresa di quel che sarebbe venuto dopo.

 

 

L’Acrobata

 

Poi a chiusura del numero la ragazza salì nel punto più alto sotto il picco del tendone e da lì improvvisamente si gettò giù in un vertiginoso volo: stava precipitando!?

Il pubblico soffocò a fatica un grido di terrore. Ma appena un momento prima di sfiorare la pista, un bellissimo nastro multicolore che l’avvolgeva serpeggiando alla vita si era srotolato velocemente trattenendola ad un solo passo dal suolo. Un respiro profondo di sollievo e meraviglia s’alzò dalla folla ora sorridente.

Strepitoso davvero!!!! Tutti erano ammirati e scrosciarono per lei, fortissimi, gli applausi, accompagnati da un generoso lancio di fiori.

Più di una volta alla fine del numero, mentre i tre ragazzi ringraziavano il pubblico entusiasta di loro, io, che ero in prima fila, avevo incrociato lo sguardo della giovane acrobata. E lei mi aveva sorriso. Gli applausi non finivano più: meritatissimi, perché tutti e tre erano stati veramente formidabili.

All’uscita, dopo lo spettacolo, stavo avviandomi con i fratellini verso la fattoria, quando sentii tirarmi un lembo della giacca. Voltandomi vidi i tre fratelli acrobati che mi sorridevano.

“Abbiamo notato che lo spettacolo ti è piaciuto moltissimo; vorremmo invitarti nel nostro carrozzone. Il samovar è pronto per il tè, faremo amicizia e potrai conoscere il nostro Direttore e proprietario del circo, gli farà di certo piacere!”.

Mi dissero poi che si chiamavano Misha, Viktor e Bella.

Anch’io dissi il mio nome e li seguii sul carrozzone.

Quale fu la mia sorpresa!!! Seduto su un divano all’interno della casa viaggiante indovinate chi vidi? Non immaginereste mai ciò che sto per dirvi!!

Vestito elegantemente di una marsina violablu (ricordate il personaggio che aveva aperto la tenda della pista? Era lui!) stava sorseggiando una tazza di tè occupato a scrivere su un foglio di carta da musica…il violinista dalla faccia verde! Era lì, come attendesse il mio arrivo.

Sì! Era proprio il misterioso girovago che era stato nostro ospite alla fattoria! Ma quanto diverso, irriconoscibile! Se non fosse stato per la sua specialissima faccia verde…questa volta perfettamente rasata…e nel momento in cui entrai, tutta assorta…anzi, a dir meglio…tutta la sua testa mi parve addirittura che…staccata dolcemente dal corpo…stesse volando inverosimilmente libera nello spazio!! Forse, pensai, era l’effetto dell’ispirazione poetica!! Non riuscivo a pronunciare parola dallo stupore. Lui niente affatto sorpreso anzi, sorridente e affettuoso, si alzò per venire ad abbracciarmi.

 

 

Il poeta(Tre e mezzo)

 

Hai fatto progressi con il violino?”, domandò, come se ci fossimo lasciati il giorno prima.

Balbettando per l’emozione risposi “Sì…ab…ba…stanza”.

“Bene, bene!”, rispose. Poi rivolto ai tre giovani acrobati:” Questo ragazzo è un ottimo violinista e se accetta ho in mente di scritturarlo per il nostro spettacolo. Suonerà mentre voi eseguite gli esercizi. Sarà una piacevole novità, non vi pare? Che ne pensate?”

I ragazzi sembravano entusiasti all’idea e si voltarono verso di me per sapere subito cosa avrei deciso.

Si trattava di un’idea semplicemente meravigliosa, dissi, ma…

Come avrei fatto a lasciare la mia casa, i miei genitori e i miei fratelli, che avevano ancora senz’altro bisogno di me?

Il violinista verde allora propose che sarebbe venuto a parlare con mio padre e gli avrebbe esposto il suo progetto chiedendo la sua approvazione. Lui si disse comunque sicuro che mio padre avrebbe accettato per il mio bene e per il mio radioso futuro.

Sì, proprio così disse: il mio radioso futuro.

Non sto a raccontarvi come andò e  tutto quel che accadde quel giorno, eccezionale per me. Vi basti sapere che mio padre con mia grande sorpresa accettò di lasciarmi andare a lavorare nel circo più bello e importante di Russia.

E grazie a questa sua lungimiranza sono diventato un famoso violinista e artista di circo.

Al centro della pista con indosso il mio costume rosso e oro circondato dalle luci più belle accompagnavo al violino gli esercizi degli acrobati miei amici.

 

 

La grande parata

 

Bella era sempre più brava. Danzava lassù immersa nell’immenso spazio aereo sotto la cupola, appesa al suo sottile, sempre più sottile, quasi invisibile trapezio.

Le sue rarefatte, immateriali creazioni fatte d’aria - le più originali e difficili, somiglianti sempre di più a voli tra sogno e realtà – arzigogolavano nel vuoto, suscitando emozioni grandissime negli spettatori. Il suo era senz’altro il numero più bello del nostro circo e io suonavo per lei. Ero felicissimo, non immaginate quanto!

Trascorsero alcuni anni, durante i quali girammo il mondo per portare ovunque il nostro spettacolo che a San Pietroburgo godeva di grande seguito ed era sempre più richiesto.

Parigi, Roma, Londra, persino New York, furono le nostre mete.

Divenimmo famosissimi e celebratissimi.

Il violinista verde, nostro Direttore, componeva le più belle musiche per violino ed io poi le eseguivo durante gli spettacoli: gli esercizi più insoliti venivano ideati da Misha, Victor e Bella per rendere sempre più affascinanti e straordinarie le nostre esibizioni.

 

 

I commedianti

 

Accadde poi che il violinista verde, ormai vecchissimo, ci lasciò. E questa volta purtroppo fu per sempre.

Prima di morire ci volle tutti accanto a sé e donandoci il suo circo – perché noi lo curassimo e continuassimo il suo lavoro – ci disse: ”Il circo per me è stato uno spettacolo magico che viene  e va proprio come un mondo”.

Non capimmo subito il profondo significato di queste bellissime, poetiche parole. Eravamo troppo giovani. Ma con enorme passione proseguimmo questo fantastico lavoro e ad esso dedicammo tutta la nostra vita.

Ora che sono così vecchio credo finalmente di comprendere ciò che il violista verde aveva voluto dirci. Uno spettacolo veramente magico, qualunque esso sia, non perde mai di bellezza e fascino, se viene dall’amore e dalla gioia.

Solamente viene e va con le generazioni, proprio come nel mondo, la vita.

 

“Tutto il nostro mondo interiore è realtà,

esso è forse più reale del mondo visibile.

Se si definisce fantasia o favola tutto ciò che

appare illogico, si dimostra soltanto

di non aver capito la natura”.

 

MARC CHAGALL

 

 

 

I DIPINTI DELLA FAVOLA

 

Il poeta sdraiato, 1915, Olio su cartone, 77x77,5 cm - Londra, Tate Gallery

Il mercante di bestiame, 1912, Olio su tela, 97x200,5 cm - Basilea, Kunstmuseum

La vita campestre,1925, Olio su tela, 101x80 cm – Buffalo (N.Y.), Albright-Knox Art Gallery

Il violinista verde,1923/24, Olio su tela,198x108,6 cm – New York, Solomon R. Guggenheim  Museum 

Io e il villaggio, 1911, Olio su tela, 191x150,5 cm – New York, Museum of Modern Art

Il grande circo, 1968, Olio su tela, 170x160 cm – New York, Pierre Matisse Gallery

Il pittore: alla luna, 1917, Tempera ed acquerello su carta, 32x30 cm- Basilea, coll. Marcus Diener

Il gallo, 1929, Olio su tela, 81x65 cm, Lugano-Castagnola, coll. Thyssen-Bornemisza 

I tre acrobati, 1926, Olio su tela, 117x89 cm – Collezione privata

L’acrobata,1930, Olio su tela, 65x32 cm – Parigi, Musée National d’Art Moderne, Centre Georges    Pompidou

Il poeta(Tre e mezzo), 1911, Olio su tela, 196x145 cm – Filadelfia, Philadelphia Museum of Art

La grande parata, 1979/80, Olio su tela, 119x132 cm – New York, Pierre Matisse Gallery

I commedianti, 1968, Olio su tela, 150x160 cm – Svizzera, collezione privata

 

 

MARC CHAGALL

 

Marc Chagall nacque in una cittadina della Bielorussia nel 1887 da una famiglia povera e numerosa. Nella sua autobiografia, narrata con vivacità, il pittore fa costante riferimento al suo paese d’origine e a tutte le persone che erano vissute con lui durante la sua infanzia.

Questi ricordi ispirarono il suo lavoro e noi possiamo ritrovarli poeticamente trasformati nei suoi quadri dalla fertile fantasia dell’artista che, con la sua originalissima visione del mondo, seppe inventare un modo assolutamente personale di dipingere.

Dalla Russia Chagall si trasferì in Francia e poi per un breve periodo negli Stati Uniti dove fu molto apprezzato e dove realizzò molte importanti opere.

La sua lunghissima vita – morì a Saint-Paul-de-Vence in Costa Azzurra nel 1985 a novantotto anni – fu artisticamente feconda ed eccezionale.

Ogni tecnica pittorica fu sperimentata con successo da Chagall. Incisioni, mosaici, dipinti murali, vetrate, furono da lui realizzati accanto ai più tradizionali quadri.

I temi e i motivi preferiti dall’artista sono stati i racconti fantastici e poetici ma Chagall non ha mancato di illustrare con sentita partecipazione anche le sofferenze prodotte dall’atrocità della guerra.

Il suo mondo creativo è fatto di personaggi assolutamente unici: il violinista, gli artisti del circo, il poeta, misteriose figure alate o i protagonisti stessi delle sue tele che s’innalzano in brevi voli acrobatici tra sogno e realtà si succedono alle raffigurazioni più concrete dei contadini e degli animali che popolarono i suoi giorni d’infanzia, giorni difficili, ma senza dubbio magici se ci hanno regalato un artista come Chagall.

 

BIBLIOGRAFIA

 

 

Marc Chagall La mia vita SE

Viktor Misiano – Chagall – Art Dossier Giunti

Ingo F. Walther / Rainer Metzger – Chagall - Taschen

 

 

Entra nel negozio e acquista online

 

Indietro